Ventesimo Municipio di Roma

La fine dell'Impero di Roma

Con il termine della Pax Romana augustea e con i terribili torbidi del terzo secolo d. C. tutta l’Italia cadde in una profonda crisi economica e fu affetta dalla piaga dello spopolamento cui nemmeno l’innesto delle popolazioni barbariche che vi si andavano insediando poté porvi rimedio.

Questo comportò l’abbandono dei terreni agricoli più marginali e meno redditizi con la loro trasformazioni in pascoli o, addirittura, con il loro abbandono alle foreste.

Ponte Milvio

Ponte Milvio.

Scomparvero di conseguenza un gran numero di ville rustiche, economicamente non più convenienti, ma spesso al loro posto sorsero insediamenti temporanei di derelitti che vi insediavano per sfruttare quel poco che ancora si poteva salvare.

La lunga guerra greco gotica che portò addirittura all’abbandono temporaneo di Roma e la successiva invasione dei Longobardi con l’impossibilità dei Bizantini di opporre una seria resistenza a causa della guerra totale con i Persiani prima e con i Mussulmani poi richiesero un pesantissimo tributo pure dal nostro territorio.

Nel VII secolo d. C. scompaiono quasi del tutto le fonti epigrafiche; non si erigono nuovi edifici ma semplicemente si riattano i precedenti ormai più che sufficienti per una popolazione numericamente irrilevante.

La ripresa incominciò a partire dall’VIII secolo: Papa Adriano I per cercare di ovviare alla precarietà dei rifornimenti annonari di Roma organizzò le domuscultae.

Erano piccole unità produttive che cingevano l’Urbe ma che al contempo fungevano anche da avamposti militari a difesa dei contadini e dei cittadini stessi. La produzione di derrate alimentari subì un incremento eccezionale, lontano dell’epoca della Pax Romana augustea ma indubbiamente più che sufficiente per permettere a Roma di superare il periodo più difficile della sua storia.

San Pancrazio all'isola Farnese

San Pancrazio all'isola Farnese.

Effetto secondario, ma non per questo trascurabile, fu il mettere un freno al potere assoluto che la nobiltà si andava ritagliando nell’agro romano sostituendo le loro milizie con quelle fedeli al Pontefice.

L’esperimento durò fino alla morte di Leone III, 816, quando le domuscultae di S.Cornelia e di S.Leucio furono devastate dalle forze nobiliari.

Nel X secolo la svolta si ebbe ad opera dall’incontrastato padrone di Roma, il senatore Alberico: iniziò un braccio di ferro secolare, spesso armato, fra i grandi proprietari terrieri e gli amministratori romani.

Spesso le proprietà fondiarie vennero assegnate in coogestione fra la nobiltà e le autorità ecclesiatiche: ne sono viva testimonianza il Castello de Insula o castello Agella, ora Isola Farnese, e il Castellum Petra Pertusa.