Fine del medioevo
Le lotte fra le varie fazioni nobiliari, fra i nobili e la città di Roma, fra la Chiesa e i nobili nei secoli che seguirono l’anno 1.000 ci hanno lasciato in eredità una gran copia di strutture difensive, prevalentemente torri, a guardia delle principali arterie o casali fortificati significativi per comprendere la rinnovata lotta dell’uomo per sottomettere la natura.
Gli appezzamenti di terreno venivano identificati con il termine stesso di casale oppure pedica o valzolum con l’aggiunta del nome proprio di appartenenza. Di norma le dimensioni non erano mai le medesime e variavano di volta in volta.

Prima Porta raffigurata sul Catasto di Alessandro Sesto (circa 1660).
La coltivazione dei cereali e l’allevamento di bestiame erano le attività principali.
Accanto ai casali sorsero i castra: i piccoli signorotti che li amministravano usufruivano di diversi privilegi di carattere feudale che de facto ne facevano membri della piccolissima aristocrazia.
La ripresa demografica rappresentata dai casali e dai castra subì un deciso contraccolpo con la comparsa del male azzurro, la peste nera, che decimò pesantemente la popolazione di tutta Europa con tassi che potevano arrivare anche al 50% sul totale.
A causa della pestilenza vennero spopolati interi villaggi, ma la vita continuò e molti piccoli centri rurali continuarono ad espandersi superando le dure prove cui gli abitanti erano stati sottoposti.
Con la fine del mondo feudale i castra si trasformarono gradualmente in casali, per quanto riguardava il diritto.
E proprio il diritto si sostituisce alla violenza ed alla prevaricazione nel rivendicare il possesso di un casale e del suo contado fra due enti contendenti.
Entro i confini dell’attuale XX municipio si allargarono in questa fase i possessi ecclesiastici: il patrimonio della basilica di S. Pietro, senza soluzione di continuità si estendeva da Castel Sant’Angelo a Tor di Quinto e a Tomba di Nerone, comprendendo , i terreni intorno alla Valchetta, Pietra Pertusa e Malborghetto.
I Crescenzi amministravano invece vasti territori che comprendevano la tenuta dell’Acqua Traversa, la tenuta dell’Inviolatella e le terre del castello – Casale della Crescenza.

Incisione del Castello della Crescenza.
I Farnese invece si ritagliarono i loro possedimenti da una costola del feudo degli Orsini, Bracciano.
Successivamente i Giustiniani ottennero la proprietà dell’Olgiata, l’attuale Giustiniana, e Stracciacappe.
Sulla fine del XV secolo le proprietà catastali subirono una profonda trasformazione.
I Borghese presero il possesso delle tenute di Tor di Quinto, l’Inviolata e l’Inviolatella e l’Acqua Traversa, estendendo i loro possessi diretti fin a Morlupo; i Chigi acquistano dagli Orsini: Sacrofano, Campagnano, Cesano, Formello e la stessa Bracciano.
Questi capovolgimenti non sono stati però seguiti da investimenti per l’organizzazione e lo sviluppo delle campagne. Se a questo associamo i passaggi degli eserciti e il sacco di Roma potremo senza ombra di dubbio rintracciare le cause del crollo demografico immediatamente successivo.
