Ventesimo Municipio di Roma

Ponte Milvio

Anche se oggi è un ponte a destinazione unicamente pedonale fino a pochi anni fa vi passavano non solo le autovetture ma addirittura il tram.

La sua costruzione è da attribuire al magistrato Molvius della gens Molvia.

Contemporaneo alla stesura del tracciato delle via Clodia, Flaminia e Cassia, molto probabilmente in una prima fase doveva essere realizzato in legno. Nelle fonti fa la sua prima comparsa nel 207 a. C. relativamente al transito delle legioni romane di ritorno dalla battaglia del Metauro.

Torretta neoclassica del Valadier su commissione di Pio VII

Torretta neoclassica del Valadier su commissione di Pio VII.

Il censore Marco Emilio Scauro provvide nel 110-109 a. C. a riedificarlo in muratura: i tre archi centrali della struttura odierna risalgono ancora alla sua originaria edificazione; gli archetti di aggancio con la terraferma vennero invece a più riprese abbattuti e riedificati onde permetterne – non permetterne un transito agevole.

Nel 312 d. C. assisté silente all’ultima fase della battaglia fra Costantino e Massenzio e quest’ultimo trovò la morte nelle mulinanti acque del Tevere proprio sotto i suoi archi.

Fondamentale per l’accesso a Roma dal nord, ad esclusione della via Aurelia, vide crescere esponenzialmente la sua importanza nel medioevo quando andò a costituire percorso quasi obbligato sulla via Francigena.

Nel Medioevo all’estremità settentrionale sorgeva il Tripizzone, fortificazione di forma triangolare installava su di una preesistente fortificazione del III secolo. In questo periodo spesso le fonti lo citano con il nome di Ponte Mollo.

I lucchetti di Ponte Milvio

I lucchetti di Ponte Milvio.

Francesco di Genazzano, nel 1429, ne curò un primo sostanziale restauro su commissione di papa Martino V; nel 1458 fu demolita la fortificazione medioevale e aboliti i ponti levatoi in legno posti alle due estremità.

L’attuale torretta in stile neoclassico a protezione della sua estremità settentrionale fu fatta edificare da Papa Pio VII all'architetto Valadier nel 1805. Questi provvide anche alla ricostruzione delle due arcate estreme per cercare di armonizzarle con quelle superstiti di Marco Emilio Scauro.

A seguito di un film di successo, migliaia di innamorati di tutte le età hanno preso l’abitudine di collocare un lucchetto sul lampione centrale, o più spesso ovunque capiti, e gettarne in Tevere le chiavi per testimoniare la ferma intenzione di voler far durare per sempre il loro amore.