Ventesimo Municipio di Roma

L'assoggettamento a Roma

Archiviata la vendetta dei Fabii con l’annientamento della sua principale rivale settentrionale Roma si trovò di colpo il suo territorio ingrandito di un buon terzo: il confine si spostava dalla linea cremere-Valchetta alla foresta dei Cimini. Buona parte degli abitanti, non Veienti, che risiedevano nella zona furono assimilati all’intero della compagine della cittadinanza romana.

Ad appena 3 anni dalla vittoria, 393 a. C., gli agrimensori della Repubblica romana terminarono la suddivisione dell’Ager Veientanus in lotti con estensione variabile fra 1 e 2 ettari (4/7 iugeri) da ridistribuire fra i cittadini. Nel 389 a. C. fu la volta della distribuzione dei lotti ai Capenati e ai Falisci.

La via Flaminia presso Tor di Quinto

La via Flaminia presso Tor di Quinto.

A seguito della invasione dei Galli di Brenno nel 387 a. C. si dovette mettere mano ad una nuova riorganizzazione del territorio ma soprattutto si dovettero restaurare o ripristinare i manufatti distrutti dagli invasori celtici. I coloni dell’Ager Veientanus furono aggregati in 4 nuove tribù create appositamente: Stellatina, Tromantina, Sabatina e Arniensis.

In questa occasione ottennero la cittadinanza romana anche gli ultimi superstiti Veienti.

Se Veio si spense il suo agro fiorì. La suddivisione effettuata dagli agrimensori ricalcò per buona parte le suddivisioni etrusche, gli insediamenti rurali prosperarono e si ingrandirono: il nuovo mercato sul Tevere riusciva senza sforzo a consumare tutta la loro produzione.

Per agevolare il trasporto delle merci e l’assimilazione dei territori vennero tracciate ben tre grandi vie consolari: la Via Clodia – Braccianese. la Flaminia, la Cassia nonché la monumentale via Trionfale che si innestava sulla Cassia. Le strade moderne hanno mantenuto pressoché invariato il tracciato delle antiche arterie.

Villa di Livia: gli interni

Villa di Livia: gli interni.

In epoca Giulio Claudia sull’antica Veio venne dedotta una colonia. La moglie di Augusto Livia si fece erigere la sua villa suburbana nell’attuale zona di Prima Porta.

A cavallo fra la fine del I e l’inizio del II secolo d. C. iniziarono a comparire le grandi ville rustiche: vere e proprie basi logistiche per la gestione latifondista del territorio.

Quindi ad una occupazione del territorio da parte di una serie di piccoli proprietari contadini si sostituì una gestione industriale servile segno inequivocabile di come la ricchezza si fosse andata concentrando nelle mani di pochi grandi proprietari terrieri.