Dopo il XVI secolo
Gli scarsi investimenti dei secoli precedenti, le ripetute incursioni degli eserciti stranieri asciati liberi di scorazzare in lungo e in largo per l’Italia nonché il sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi innestarono un circolo vizioso che portò in prima istanza un drastico calo della popolazione, quindi la malaria nelle zone lasciate incolte e la scomparsa di ulteriori insediamenti sopravvissuti all’epoca medievale.
Sopravvissero solamente i centri di più salda urbanizzazione. Isola Farnese, che viste le dimensioni si era erta come comune autonomo nel medioevo, era ridotta ad appena 30 case, come nucleo abitato principale, per giunta semi dirute.

Lo stadio dei Marmi.
Solamente l’essere posti lungo le grandi direttrici di accesso a Roma, a Cassia per il nord Italia e la Flaminia per le ricche Marche, salvarono i nostri territori dal trasformarsi in desolati deserti.
L’autorità Pontificia, memore dell’efficienza romana, istituì una serie di alberghi, mansio, e stazioni di posta, statio, onde agevolare i collegamenti.
La Storta, Prima Porta, Buonricovero, Malborghetto e Grottarossa erano per l’appunto delle stazioni di posta pontefice che offrivano ai viaggiatori i servigi di un’osteria, un ostello, una stalla e le abitazioni degli in serventi preposti al suo funzionamento.
La scarsa popolazione favorì però anche il banditismo e il decadimento, per incuria, delle strade stesse.
Ormai buona parte dei territori compresi fra la Flaminia e la Cassia era oc cupato da pascoli o boschi da legna con necessità di lavori unicamente stagionali, mentre i pochi residenti spesso si riducevano a vivere come trogloditi e a coprirsi di pelli.

Santa Chiara a Piazza dei Giuchi Delfici.
I primi seri tentativi per porre un freno a questo stato di cose fu fatto nel 1810 ma non sortì quasi nessun effetto.
Nel XX secolo grazie al riordino della viabilità, numerose bonifiche e la realizzazione delle ferrovie verso Viterbo alla fine l'uomo è riuscito a rioccupare il territorio del ventesimo Municipio.
